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A buon diritto il COTARELO la definisce «pieza insustancial y caricaturesca» (ibidem, p. 396, n. 3).
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Negativo anche per questa commedia il giudizio del COTARELO (ibidem, p. 420, n. 3), sebbene pare che si riferisca a un'opera leggermente diversa.
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Preziose testimonianze sulla produzione di questo periodo si trovano nel già ricordato Isidoro Máiquez del COTARELO.
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Per MESONERO ROMANOS, Memorias, cit., II, p. 68, l'opera sarebbe stata rappresentata per la prima volta nel 1828; ma pare contraddetto da indagini più recenti, come quella dello SHIELDS.
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Non solo Cupido, Ciclopi, Grazie qui sostituiscono i tradizionali mágicos delle più popolari opere precedenti, ma l'autore inserisce battute accessibili solo a chi possieda nozioni men che elementari di mitologia. Cfr. III, 2, p. 9, in cui Vulcano mostra risentimento verso Cupido e a Simplicio che gliene la causa risponde: «Eso fuera largo de contar. Además, son asuntos de familia ecc.» con evidente allusione al celebre adulterio di Venere con Marte. Popo dopo ancora allude a Venere e allo scarso amore che ella nutre per lui, quando afferma che non c'è nulla di strano nel fatto che Leonor non ami Simplicio; e allo stupore di quest'ultimo, soggiunge: «Quiero decir, que son cosas que suceden, y si no dígalo yo...» (ibidem). Altra battuta «colta» in III, 5, p. 66: Leonor ha timore di entrare nella leggera conchiglia con Juan, ma questi la rassicura: «¿Qué temes? Llevas a César y a su fortuna». Parimenti, in III, 2, p. 60, è presentato l'elmo di Mida, con orecchie d'asino; anche in questo caso, l'allusione non poteva essere avvertita che da persone colte. Mi pare infine destinata pure ai settori non incolti del pubblico la battuta ironica nei confronti di «ciertos análisis que nos trae de cuando en cuando el Correo» (III, 1, p. 55), che protettono molto e mantengono poco.
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L'operazione di Grimaldi segna una tappa interessante nell'evoluzione dei teatro di magia, che, dopo di lui, sempre avrà tonalità comiche e festose e si rivolgerà a un pubblico più raffinato, come dimostrano le commedie di Hartzenbusch che proseguì felicemente l'opera avviata dall'immigrato francese.
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Cfr. II, 5, p. 20: CARLOTA: «... si me manda que finja indiferencia cuando estoy más enamorada, me precisa a ser hipócrita y embustera». FABIÁN: «... No se ha perdido el tiempo al lado del señor liberal (... ) hasta a las mujeres ha llegado el contagio de estos malditos tiempos; con cuatro novelas y versillos ya las tiene usted hechas unas bachilleras...». E poco dopo (ibidem, p. 20 b): «¡Pero ahora, ahora! Ya ha oído usted el párrafo liberal que me ha espetado esta mocosa». Ma la risposta di Carlota è sempre la stessa: «Si usted se enfada, mentiré» (ibidem, p. 21).
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L'ironia della battuta è resa anche più acre dalla successiva affermazione: «Y luego que supo sus cartas paraban en papillotas para los rizos...».
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Cartas Españolas, I, p. 118 (11-5-1831).
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Contribuì certamente al successo la figura comicamente indovinata dello zio Don Judas che, maniaco del mare, usa un linguaggio infarcito di espressioni marinare. La trovata contava precedenti ne La Fulgencia, ma non sarebbe da escludersi un richiamo all'Infante Don Antonio che -come racconta Galdós-, nominato grande ammiraglio «diose al estudio de la náutica, y en la conversación corriente encajaba términos de marina, diciendo con mucho énfasis: «Las cosas van viento en popa», o bien: «Echaremos a pique a los liberales». (Cfr. B. PÉREZ GALDÓS, Memorias de un cortesano de 1815, in Obras completas, Madrid, Aguilar, 1966, I, p. 1297 ab). Proprio come Don Judas, il quale, fra l'altro, domanda perché Fermín stia «a sotaviento de la niña», narra che la povera Paula «se está yendo a pique» e via dicendo. Non è che un'ipotesi: ma se si pensa che il ricordo di detto infante poteva essere ancor vivo (essendo quello mancato nel 1817), si può immaginare che Flores abbia pensato di ricavarne effetti comici.