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Non mancano naturalmente esempi di maggior compostezza e soprattutto di una più controllata letterarietà. Ricordo a questo proposito El mayor chasco de los afrancesados o El gran notición de la Rusia, di Francisco de Paula Martí, che descrive il definitivo allontanamento da Madrid di re Giuseppe. Composta dopo il ritorno della sovranità alla Spagna, l'opera è priva di odio ed esprime piuttosto commiserazione per la follia degli afrancesados che, s'intende, rappresenta meschini e corrotti e ai quali contrappone la virtù e la dignità degli spagnoli autentici, soprattutto del popolo.
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Cfr. la prefazione in cui l'autore narra le vicissitudini di questa commedia che, nata come sainete, poi rielaborata in tre atti, fu presentata a Madrid nella versione primitiva; ma lo spettacolo non poté aver luogo per le intemperanze di alcuni ufficiali empecinados che, ritenendosi offesi dall'opera, ne impedirono la rappresentazione. L'edizione di cui disponiamo, pubblicata nel 1813, è un ulteriore rifacimento nel quale, assicura l'autore, «si bien se han hecho alteraciones considerables, ninguna de ellas se refiere a los lances o las espresiones que ocasionaron todo aquel estremo de altanería frenética y escandaloso desafuero» (p. VIII).
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La funzione di rottura di ¡Lo que puede un empleo! non dovette sfuggire ai contemporanei, se nel 1845 il biografo di Martínez de la Rosa definiva la commedia come «el primer ensayo hecho en España de lo que en el día llaman los franceses la 'comédie politique'» (cfr. Obras completas de Don Francisco Martínez de la Rosa, Paris, Baudry, 1845, I, p. IV).
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Mesonero ricorda El 1º de Enero en las Cabezas de San Juan, Las cuatro coronas, La palabra Constitución, El hipócrita pancista, Tribulaciones de un servilón, Una noche de alarma en Madrid e altre ancora. Cfr. R. DE MESONERO ROMANOS, Memorias de un setentón, Madrid, Oficina de la Ilustr. esp. y americana, 1881, I, p. 249.
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Nell'atto I, Indalecio espone -per respingerle, ma evidentemente per suscitare, nell'intenzione dell'autore, l'approvazione del pubblico- le teorie del liberalismo; nel II viene data lettura del decreto reale che promulga la costituzione e se ne discutono vari aspetti: si dà anche lettura di un articolo (v. la nota seguente).
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Il re -si afferma- concorda con i principi del liberalismo; purtroppo i suoi collaboratori gli hanno finora impedito di rendersi conto esattamente della situazione (I, 7, p. 22 e II, 4, p. 39). Quanto alla religione, l'autore manifesta sì ripugnanza verso il tribunale dell'Inquisizione (I, 4, pp. 15-16) e si fa beffe di certe credenze superstiziose (I, 5, p. 20), ma fa pure leggere solennemente l'articolo 12 della Costituzione in cui si afferma: «La Religión de la Nación española es y será perpetuamente la católica, apostólica, romana, única verdadera. La Nación la protege por leyes sabias y justas y prohíbe el ejercicio de cualquier otra» (II, 8, p. 56). Martí insomma giunge a servirsi degli articoli più illiberali per accattivare i timorosi conservatori della classe media.
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L'attribuzione che si è fatta ad Anselmo Nafría nasce da un errore di lettura di J. CEJADOR, Historia de la Lengua y Literatura castellana, VI, Madrid, RABM, 1917, p. 404, che in realtà la cita come anonima.
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Forse si dovrebbe ancora ricordare, fra le commedie politiche di orientamento filomonarchico, La comedia de repente che Enciso Castrillón compose per il compleanno di Fernando VII nel 1814. Si tratta però di una pieza di circostanza, abbastanza insipida nel complesso e priva di particolari significati. Vi si immagina che in un paese della Castiglia venga improvvisata una rappresentazione in cui, attraverso una complessa simbologia, si allude alle varie vicende storiche di cui Fernando fu protagonista.
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Molti sono i passi di chiara impostazione illuministica. Cfr., per esempio, l'esaltazione, sia pure lievemente comica, della ragione in II, 4, p. 604 a: «¡O razón lo que tú alcanzas! / ¿Pues reduces al silencio / a los mismos que nos pagan?»; l'irrisione del duello (III, 5, p. 614 b); l'affermazione che il bene sociale debba prevalere sugli affetti privati ma nel rispetto dei «santi diritti» della natura (IV, 6, p. 621 b); compaiono perfino certe espressioni caratteristiche come: «En lo que alcanzan mis luces» (IV, 4, p. 619 b) o «por la opinión de sus luces» (IV, 6, p. 621 b).
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Lista afferma nel Censor: «El germen de esta pieza se halla en los brillantes proyectos de Memnon, que cometió toda especie de yerros y de calaveradas el mismo día en que había resuelto ser completamente sabio y virtuoso» (XVI, 1822, n. 96, p. 410). Il riferimento all'apologo di Voltaire può essere più o meno fondato, ma il richiamo allo scrittore francese è indicativo di un rapporto col tema illuministico della tolleranza che evidentemente non sfuggiva ai contemporanei. A proposito di Lista, è ancora interessante notare come il critico giudichi la commedia di Gorostiza destinata a un pubblico colto, dal momento che, secondo lui, essa è destinata a suscitare, anziché «groseras carcajadas», «la sonrisa fina del hombre instruido».