151
Del Pelo de la dehesa come di un punto d'arrivo ebbero coscienza alcuni contemporanei: riferisce N. A. CORTÉS che La Esperanza definì l'opera «una de las mejores producciones del señor Bretón» e, analogamente, M. A. Príncipe, su El Entreacto, «una de las más felices y acabadas composiciones del señor Bretón» (op. cit., p. XXVIII). Echeggiando questi antichi recensori, il LE GENTIL parla della commedia come di «sa création la plus joyeuse» (op. cit., p. 37).
152
La battuta forse contiene un'allusione ironica all'abbraccio che unì, alle Cortes, Olózaga e Alaix cui seguì il commento di quest'ultimo: «Es el abrazo de Vergara».
153
La contrapposizione fra il cittadino virtuoso da una parte, e la nobiltà inutile nonché il clero ignorante dall'altra, era corrente sin dalla fine del secolo XVIII: cfr. M. ARTOLAS, op. cit., I, p. 38, p. 338 e passim.
154
A titolo di curiosità ricordiamo che, sulla scia di Moratín, un traduttore di Goldoni aveva intitolato la sua versione El no de las niñas: il Corregidor Moctezuma, ravvisandovi plagio, impose allora il titolo di Mal genio y buen corazón (cfr. COTARELO, Isidoro Máiquez, p. 391). Tale commedia esordì, col titolo moratiniano, il 27-7-1815.
155
Nell'Advertencia preposta alla commedia nell'edizione parigina del 1845, l'autore asserisce di averla composta «alcuni anni fa» mentre era temporaneamente lontano dalla Spagna e di non averla fatta rappresentare al suo ritorno sia per le preoccupazioni politiche del momento sia perché imperavano le mode esterofile. La fece poi rappresentare più tardi, al Liceo, quando vi si stabilì una sezione drammatica. (Cfr. Obras completas, París, Baudry, cit., II, p. 431, ora in BAE CIL, p. 9). Pare dunque ragionevole situare la composizione dell'opera nella seconda metà avanzata degli anni Trenta, durante la piena fioritura del romanticismo. Suffraga questa ipotesi l'esistenza di un'edizione della commedia datata Madrid, 1839 (V. PALAU, Manual, s.v.).
156
Ecco, p. es., come Fabián, per accattivarsi Doña Cleta, tenti di contraffarne il linguaggio: «Mi Cleta, / por la facundia y el estro / que al sensible Juan Jacobo / concedió el célico Febo» (II, 4, p. 37), dove è curioso notare come il richiamo al Rousseau si realizzi in termini che arieggiano lo stile classicheggiante.
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V. il primo capitolo dei mio saggio sul Dramma romantico, cit.
158
N. B. ADAMS (French influenee on the Madrid Theater in 1837, in Est. dedicados a Menéndez Pidal, Madrid, CSIC, 1957, VII, 1) ricorda che nel 1837, su 57 opere in un atto almeno 20 erano traduzioni dal francese e altre erano imitazioni; che di Scribe si rappresentarono 12 atti unici per un totale di 75 rappresentazioni e 10 opere in due o più atti per un totale di 38 rappresentazioni.
159
Cfr. l'introduzione alle Obras escogidas, I, p. XXI.
160
Non si dimentichi che, dall'Ottocento in poi, non solo gli aggettivi ma anche i sostantivi atti a designare generi teatrali si vanno moltiplicando. Cfr. i più di cinquecento nomi elencati da L. GARCÍA LORENZO, in La denominación de los géneros teatrales en España durante el siglo XIX y el primer tercio del XX, in Segismundo, III, 1-2, 1967, nn. 5-6, p. 191.