1
F. López, Les premiers écrits de José Marchena, in Mélanges a la mémoire de Jean Sarrailh, Paris, 1966, II, p. 55.
2
G. Bono y Serrano, El Abate Marchena, in Miscelanea religiosa, política y literaria, Madrid, 1870, pp. 308-322.
3
L. A. (de) Cueto, Bosquejo histórico-crítico de la poesía castellana en el siglo XVIII, in Poetas líricos del siglo XVIII, B.A.E., 61, Madrid, 1869, pp. V-CCXXXVII (cfr. pp. CCIII-CCVIII). Vedi anche: BA.E., 67, 1875, pp. 615-630.
4
Menéndez Pelayo s'occupò di Marchena nel 1881 (vol. V della Historia de los Heterodoxos), nel 1891 (vol. III, cap. III, passim della Historia de las ideas estéticas) e condensò nel 1896 le sue idee in: M. Menéndez Pelayo, Obras literarias de D. José Marchena... con un estudio crítico-biográfico, Sevilla, 1892-1896, 2 voll. Lo studio critico-biografico si trova all'inizio del II volume e fu ristampato in Estudios y discursos de crítica histórica y literaria, in O. C., Santander, 1942, VI, pp. 107-221 e, con il titolo El Abate Marchena, a Buenos Aires, 1946 (colección Austral).
5
Da ricordare, fra i saggi critici di questo periodo, anche: A. (de) Castro, Un girondino español (El Abate Marchena), in «España Moderna», I, 1889, pp. 37-71.
6
I principali contributi sono:
M. S. Oliver, La poesía española y la Revolución, in Los españoles en la Revolución francesa, I serie, Madrid-Buenos Aires, 1914, pp. 166-181.
Azorín (J. Martínez Ruiz), Las temeridades de Marchena, in Lecturas españolas, 1920, rist. in O. C., Madrid, 1959, II, pp. 1120-1125.
E. Alarcos, El Abate Marchena en Salamanca, in Homenaje a Menéndez Pidal, Madrid, 1925, pp. 457-465.
I. Montiel, El Abate Marchena traductor de Osián, in «Hispanófila», X, 1967, pp. 15-19.
7
A. Morel Fatio, José Marchena et la propagande révolutionnaire en Espagne en 1792 et 1793, in «Revue Historique», XLIV, 1890, p. 73.
Idem, Une lettre de Marchena, in «Bulletin Hispanique», IV, 1902, pp. 256-257.
Idem, Documents sur Marchena. Deux lettres, un interrogatoire, in «Bulletin Hispanique», XXI, 1919, pp. 231-242.
R. Schevill, El Abate Marchena and french thought of eighteenth century, in «Revue de littérature comparée», XVI, 1936, pp. 180-194.
G. Demerson, Marchena a Perpignan, in «Bulletin Hispanique», LIX, 1957, pp. 284-303.
Notizie su Marchena si trovano anche in:
R. Herr, España y la revolución del siglo XVIII, Madrid, 19712, pp. 225-228, 232-233, 288-289.
Deve essere infine ricordato, perché pretende dare una nuova interpretazione della personalità e dell'opera di Marchena : F. Guazzelli, Un neoclassico spagnolo: José Marchena, in Miscellanea di Studi Ispanici, Pisa, 1968, pp. 257-287. I risultati ci appaiono però deludenti. Tutta la vita e l'opera di Marchena (persino le sue scelte politiche) sono riferite dall'autore (che ci pare abbia idee incerte sull'Illuminismo e la cultura europea del Settecento) a un mito letterario appreso in gioventù (illusione di un ritorno alla classicità). Ma in tal modo alla personalità di Marchena si toglie ogni sostanza ideologica, il suo gusto classicheggiante da mero repertorio e strumento retorico qual è, viene assunto arbitrariamente a finalità stessa del suo operare civile e poetico mentre la costante preoccupazione di Marchena verso il presente e il futuro di ascendenza chiaramente illuministica (anche là dove echeggia motivi e personaggi classici) viene inopportunamente scambiata per un supposto sogno nostalgico del passato.
8
F. López, op. cit., p. 55.
9
Le informazioni del López sono state utilizzate opportunamente in:
A. Elorza, La ideología liberal en la Ilustración española, Madrid, 1970, pp. 231-232.
10
Non lo chiameremo abate perché non c'è alcun documento che comprovi che lo sia mai stato : anzi i biografi sostengono il contrario: che cioè fu dal padre avviato agli studi ecclesiastici ma che non li compì mai. Il Bono y Serrano (op. cit., p. 311) afferma che insinuarono la falsa notizia ch'egli fosse stato ordinato diacono muchos años después, en son del crítica y de burla, algunos periódicos de Madrid. L'Alarcos, (op. cit., pp. 458-459) offre prove convincenti per dubitare addirittura che Marchena avesse mai intrapreso la carriera ecclesiastica. In sostanza il titolo d'abate sarebbe stato attribuito a Marchena per dileggio. L'insistenza con cui s'è continuato ad usarlo, contro la verità, ci appare deplorevole.